11 – Il periodo dell’esilio, 586–536 a.C.

Dalla caduta di Gerusalemme al ritorno sotto Zorobabel

Introduzione—Ripasso e riepilogo.

Finora abbiamo tracciato la storia dell’uomo, del suo peccato e le prime fasi della redenzione. Abbiamo seguito il destino del popolo prescelto per 1.500 anni dalla chiamata di Abrahamo fino a tutti i periodi successivi: l’era patriarcale, i pellegrinaggi, la conquista, i giudici, il regno unito, il doppio regno e Giuda da solo. Al tempo di Davide e Salomone abbiamo visto una gloriosa esplosione di vita nazionale, seguita dalla divisione e dal declino.

Il regno del nord è scivolato nell’oscurità politica e nel buio spirituale. Giuda, dopo altri 140 anni di vita dagli alti e bassi, è fatto a pezzi con Gerusalemme in rovine e il re e il popolo deportati, schiavi e incapaci di reagire, in Babilonia a 1.100 chilometri lontano da casa. Dappertutto trionfa la brutalità, la superstizione più volgare e l’idolatria. Agli occhi degli uomini l’esperimento di redenzione umana sembra un fallimento e la conoscenza di Dio persa per sempre, ma non è un esperimento. Nella notte più oscura appare la stella più brillante della speranza. Dopo la caduta del regno del nord, sono apparsi profeti come Michea, Isaia, Geremia, Daniele e Zaccaria, che hanno scritto le loro sublime profezie sulla venuta del Messia e sul suo regno spirituale universale. Si comincia appena a sentire che la teocrazia ebraica è solo il gambo spinoso dal quale un regno puramente spirituale sarà fiore e frutto perfetto. Finché il fiore non sboccia, il gambo spinoso deve crescere. Per cui, anche se dispersi ed in esilio, ci deve essere per Giuda un ritorno e un risveglio di vita nazionale.

La cattività è predetta ripetutamente dai profeti quali Isaia, Michea, Hulda e Geremia (vedere 2 Re 20:17; 21:10-15; 22:14-17; Geremia 25:9-11; 34:2, 3; Michea 3:8-12). Queste profezie vengono adempiute inconsapevolmente da Nebukadnetsar negli avvenimenti successivi con la presa di Gerusalemme e le deportazioni del popolo giudaico.

1. Geremia e l’esilio egiziano (2 Re 25:22-26; Geremia 40–44).

Dopo la distruzione di Gerusalemme, è rimasto un piccolo residuo di contadini e viticultori. Geremia rifiuta il salvacondotto in Babilonia, preferendo rimanere nella desolazione della terra che ama. Ma il gruppo che rimane si mette a litigare fra di loro e il loro governatore Ghedaliah viene ucciso da una banda di cospiratori giudaici sotto la guida di Ishmael. Temendo la vendetta di Nebukadnetsar, il residuo scappa in Egitto sotto la guida di Johanan. Geremia protesta vivacemente contro la migrazione in Egitto, ma viene obbligato a lasciare la vecchia terra amata e ad accompagnare gli esiliati in Egitto. Là, alla città di frontiera Tahpanhes, il grande profeta scrive la sua ultima profezia. Secondo un’antica tradizione cristiana, soffre il martirio per parte degli altri esiliati, mentre secondo la tradizione giudaica scappa dall’Egitto e si dirige verso la Babilonia. Ma in questo, come in tanti altri casi, come quelli di Isaia, Ezechiele, Daniele, Pietro, Paolo e Giovanni, le Scritture, così arricchite dai loro scritti, tacciono riguardo agli ultimi momenti della loro vita. Non ci sono resoconti riguardo al ritorno dall’Egitto da parte di nessun esiliato.

2. Daniele e la prima cattività babilonese (2 Re 24:1; 2 Cronache 36:5-8; Daniele 1–12).

Abbiamo visto che Nebukadnetsar ha invaso Giuda tre volte. Nella prima invasione (606 a.C.) porta via quattro giovani della stirpe reale: Daniele, Shadrak, Meshak, e Abed-nego. Vengono educati onorevolmente alla corte del re, ma molto presto si distinguono per la loro nobile posizione contro il lusso e l’idolatria babilonese.

a. Il sogno di Nebukadnetsar.

Per la prima volta Daniele arriva all’attenzione del re interpretando il sogno riguardo un’enorme statua con la testa d’oro, il torace d’argento, le cosce di bronzo e le gambe di ferro. Dall’interpretazione di Daniele la testa rappresenta Nebukadnetsar e l’impero babilonese, mentre le altre parti stanno a significare i grandi imperi che gli succederanno.

b. I tre uomini nel fuoco.
Dopo il suo sogno, Nebukadnetsar si inorgoglisce, innalza una grande immagine e comanda a tutti di prostrarsi e di adorarla. Shadrak, Meshak e Abed-nego, con il coraggio delle loro convinzioni, si rifiutano e, come pena, sono gettati in una fornace ardente dalla quale sono però salvati miracolosamente.

c. Le visioni di Daniele.
Lo stesso Daniele ha varie visioni riguardo a successivi imperi mondiali: Babilonia, Persia, Macedonia e Roma, oltre a un regno che Dio avrebbe stabilito, che avrebbe riempito tutta la terra e che sarebbe rimasto per sempre.

d. Daniele nella fossa dei leoni.
Daniele sopravvive per vedere Babilonia sopraffatta dalla potenza emergente di Persia. Le sue grandi abilità sono invidiate dai cortigiani persiani e, per la sua fedeltà alla preghiera giornaliera, viene gettato ai leoni, da cui viene salvato miracolosamente.

3. Ezechiele e la seconda cattività babilonese

(2 Re 24:8-16; 2 Cronache 36:9, 10; Ezechiele 1:1, 2).

Nella sua seconda invasione (circa 597 a.C.), Nebukadnetsar porta in cattività 10.000 persone, fra le quali c’è il profeta Ezechiele. Si insediano lungo il fiume Kebar che sfocia nell’Eufrate a circa 480 chilometri dalla Babilonia. Appaiono fra di loro falsi profeti che promettono un veloce ritorno. Geremia scrive loro una lettera da Gerusalemme, dicendogli che la cattività deve durare 70 anni (calcolandola dalla prima deportazione, 606 a.C.) e gli consiglia di costruire case e di piantare giardini (Geremia 29). È al fiume Kebar che Ezechiele scrive riguardo alle visioni che costituiscono il corpo del suo libro, ed è in questo periodo che viene scritto il Salmo 137, “presso i fiumi di Babilonia”.


Una classificazione dei profeti[1]

I. SECONDO IL DESTINATARIO DEL MESSAGGIO

  • A. Ad Israele: Osea, Amos
  • B. A Giuda: Gioele, Isaia, Michea, Sofonia, Geremia, Habacuc, Aggeo, Zaccaria, Malachia
  • C. A Ninive: Giona, Nahum
  • D. A Babilonia: Daniele
  • E. Agli esiliati: Ezechiele
  • F. A Edom: Abdia

II. SECONDO “LA SETTANTA” (Questa classificazione viene seguita dalle traduzioni in inglese ed in italiano.)

  • A. I profeti maggiori: Isaia, Geremia (Lamentazioni), Ezechiele, Daniele
  • B. I profeti minori: Osea, Gioele, Amos, Abdia, Giona, Michea, Nahum, Habacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria, Malachia

III. SECONDO I PERIODI CRONOLOGICI

  • A. Il pre-esilio: Abdia, Gioele, Giona, Osea, Amos, Isaia, Michea, Nahum, Sofonia, Geremia, Habacuc
  • B. L’esilio: Ezechiele, Daniele
  • C. Il post-esilio: Aggeo, Zaccaria, Malachia

IV. SECONDO I PERIODI DELLA POTENZA MONDIALE DEI GENTILI

  • A. Il periodo assiro: Abdia, Gioele, Giona, Osea, Amos, Isaia, Michea, Nahum
  • B. Il periodo babilonese: Sofonia, Geremia, Habacuc, Daniele, Ezechiele
  • C. Il periodo persiano: Aggeo, Zaccaria, Malachia

V. SECONDO LE DATE DEI PROFETI STESSI (la data dell’inizio approssimativo del ministero del profeta)

  • Abdia (845 a.C.)
  • Gioele (835 a.C.)
  • Giona (783 a.C.)
  • Osea (760 a.C.)
  • Amos (760 a.C.)
  • Isaia (739 a.C.)
  • Michea (735 a.C.)
  • Nahum (650 a.C.)
  • Sofonia (640 a.C.)
  • Geremia (627 a.C.)
  • Habacuc (609 a.C.)
  • Daniele (605 a.C.)
  • Ezechiele (593 a.C.)
  • Aggeo (520 a.C.)
  • Zaccaria (520 a.C.)
  • Malachia (433 a.C.)

[1] Hobart E. Freeman, An Introduction to the Old Testament Prophets (Introduzione ai profeti del Vecchio Testamento), Chicago: Moody Press, 1968, p. 136.

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