3 – Il periodo patriarcale, 1921-1706 a.C.

Dalla chiamata di Abramo alla migrazione in Egitto – Genesi 11:27-50


Introduzione—La missione degli ebrei.

Abbiamo visto (Genesi 3:15) la prima velata promessa di un Redentore, un raggio di speranza per l’umanità. La speranza era quasi svanita per via della corruzione che aveva preceduto e causato il diluvio. Anche dopo il diluvio, il cielo si è ben presto oscurato. I primi insediamenti di civiltà e di imperi sul Nilo e sull’Eufrate diventano centri di idolatria avvilenti. Da qualche parte e con qualcuno bisognava prendere posizione a favore dell’unico vero Dio o l’umanità sarebbe stata completamente perduta. Questa è stata la grande missione degli ebrei.

In questo periodo, Dio va oltre le razze di Cam e di Jafet. Passa anche oltre la grande razza semitica, salvo che per una singola famiglia del ramo caldeo di questa razza. Tenere in vita la conoscenza di Dio e infine, tramite il “seme” promesso, ricondurre tutti i popoli alla comunione con Dio: questo è lo scopo divino. Fino ad ora l’interesse si è concentrato sugli eventi anziché sugli uomini, menzionandone appena alcuni. La storia sacra è passata da un punto all’altro degli eventi importanti, superando i secoli con passi da gigante. Da questo punto in poi, l’interesse si concentra sugli uomini; il fiume principale della storia si restringe a un unico lignaggio, gli ebrei, e da lì si allarga nuovamente.

La storia di questo periodo segue la vita di quattro grandi patriarchi:

  • Abrahamo,
  • Isacco,
  • Giacobbe,
  • Giuseppe,

I padri peregrini degli ebrei.


I. LA VITA DI ABRAHAMO. – (Genesi 11:27—25:10.)

Abramo, il “padre dei fedeli” e fondatore del popolo ebreo, è uno dei più grandi personaggi di tutti i tempi. La sua vita si distingue, con naturalezza, in due grandi divisioni:

  1. I peregrinaggi.
  2. La vita stabile a Hebron.

1. I peregrinaggi
a. La prima casa.

Abramo è nativo di Ur, nella parte bassa dell’Eufrate, sede della civiltà asiatica più antica. Dapprima camitica o uralo-altaica, poi conquistata dalla civiltà semitica. È senz’altro idolatra (vedi Genesi 11:31; Giosuè 24:2).


b. La chiamata ed il patto (Genesi 12:1-3).
È qui che Abramo sente la chiamata di Dio a lasciare:

  • La casa,
  • I parenti,
  • Il paese nativo,

E a cercare un altro paese che ancora non conosce. In senso religioso, questa chiamata e ciò che ne risulta è l’evento più importante dalla caduta. Dio unisce un patto a questa chiamata. Il patto contiene quattro promesse:

  1. Una grande nazione → realizzata nel popolo ebreo o giudeo.
  2. Un grande nome → I Nimrod, i faraoni ed i cesari, durante la loro vita, hanno occupato un posto grande nella stima del mondo, ma nessuno di loro ha lasciato un segno così profondo sulla storia, o ha lasciato una così grande impressione di sé stesso e del suo popolo sull’umanità.
    • Tre grandi religioni si rifanno ad Abramo come padre dei fedeli:
      • L’ebraica.
      • La cristiana.
      • La musulmana.
  3. Un paese → ottenuto nel possesso di Canaan da parte degli ebrei.
  4. Una benedizione per tutte le nazioni → adempiuta duemila anni dopo in Cristo e nella proclamazione mondiale del vangelo.

In cerchi sempre più ampi, l’adempimento continua a realizzarsi.


c. La migrazione.
Tutte le nazioni che sono emerse hanno le loro radici nelle migrazioni; ma poche migrazioni sono così chiaramente religiose, o si offrono ad una visione così chiaramente storica quanto quella degli ebrei. All’età di settantacinque anni, tagliare tutti i legami con parenti e paese e uscire senza sapere dove andare richiede una fede eroica.

“Per fede Abrahamo, quando fu chiamato, ubbidì per andare verso il luogo che doveva ricevere in eredità; e partì non sapendo dove andava” (Ebrei 11:8).

Un tale uomo ha la stoffa per fondare una stirpe duratura, e per fare spazio ad una verità sublime—l’unità con Dio.

Con suo padre, Terah, suo nipote orfano, Lot, e sua moglie, Sara, si spostano a nord lungo l’Eufrate fino a Haran e lì Terah muore. Abramo, ubbidiente alla chiamata divina, lascia il bacino dell’Eufrate per la terra di Canaan. A questo punto, vive in un paese straniero fra gente estranea. A Sichem Dio gli appare e rinnova il patto, “Io darò questo paese alla tua discendenza” (Genesi 12:7). Allora questo è il paese. La migrazione è finita. Per alcuni anni Abramo vaga da un posto all’altro. Vive a:

  1. (1) Bethel,
  2. (2) nel Sud,
  3. (3) in Egitto,
  4. (4) nel Sud,
  5. (5) a Bethel.

Qui Lot e Abramo si separano; Lot va verso la valle del Giordano, e finisce per stabilirsi a Sodoma. 6. (6) Hebron nel Sud diventa per Abramo il centro di una vita più stabile. Ma fino alla fine dei suoi giorni vive in tenda. Dappertutto costruisce il suo altare. La tenda e l’altare sono caratteristici della sua vita in Canaan.


2. La vita stabile a Hebron.
Gli eventi principali di questo periodo sono:

a. L’invasione caldea.
Una dinastia elamita regna in Caldea. Questa linea ambiziosa spinge le sue conquiste verso occidente fino alla valle del Giordano. I piccoli re del Giordano sopportano il giogo per dodici anni e poi si ribellano. Kedorlaomer, re elamita di Caldea, schiaccia la rivolta e porta via la gente di Sodoma, incluso Lot. Abramo, con trecentodiciotto dei suoi servi addestrati, li insegue e salva i prigionieri. È al suo ritorno che Abrahamo incontra e viene benedetto da Melchisedek, il misterioso sacerdote-re a cui Abramo offre la decima.


b. Il matrimonio con Agar.
Passano gli anni senza la nascita del figlio promesso. Abrahamo e Sara sono entrambi vecchi. Come vuole Sara, Abramo prende la loro serva, Agar, come seconda moglie. Agar diventa la madre di Ismaele e l’antenata degli arabi.


c. L’istituzione della circoncisione.
Abramo oramai ha novantanove anni, Sara dieci anni di meno. La promessa del patto non si è ancora compiuta: perché la promessa passa tramite Sara, e lei non ha figli. Dio appare e rinnova il patto, sigillandolo con due segni:

  1. I loro nomi, originariamente Abramo (grande padre) e Sarai (contenziosa), sono cambiati in
    • Abrahamo (padre di una grande moltitudine)
    • Sara (principessa).
  2. Il rito della circoncisione è dato come legge perpetua al popolo del patto.

d. La distruzione di Sodoma.
Le città nella pianura del Giordano sono sprofondate ad un tale livello di immoralità che la loro stessa esistenza è una minaccia per tutte le nazioni vicine. Dio decreta la loro distruzione e rivela il loro destino ad Abrahamo, la cui intercessione, pur non salvando le città, non è totalmente invano.

Lot è portato via come un tizzone dal fuoco,
ma il desiderio nostalgico e l’indugio di sua moglie
la espongono alla tempesta di fuoco e zolfo
che si abbatte su Sodoma.

Lot scappa a Tsoar ed attraverso le sue figlie diventa il padre di Moab e di Ammon, i cui discendenti saranno a lungo rivali degli ebrei.


e. La nascita e l’offerta di Isacco.
A questo punto Abrahamo ha cento anni e Sara ne ha novanta. Dopo venticinque anni di peregrinaggio e di attesa,
la luce dell’adempimento illumina la promessa. Sara ha un figlio che chiama Isacco. Ma lo attende ancora una prova più difficile. La fede di Abrahamo ha trionfato sui parenti e sul paese. Trionferà sopra l’amore per suo figlio? Gli arriva il messaggio misterioso:

“Prendi ora tuo figlio, il tuo unico figlio, colui che tu ami, Isacco, va’ nel paese di Moriah e là offrilo in olocausto” (Genesi 22:2).

Un tale comando scuote il nostro senso morale. Sembra un conflitto di obblighi. Ma non così per Abrahamo. Il sacrificio umano era comune; l’epoca ne era piena, senz’altro ad Abrahamo era familiare questa pratica. La lotta non riguardava questo. Riguardava piuttosto la scelta di Dio da una parte e il suo amore per Isacco e la sua speranza nella promessa del patto dall’altra. A quella promessa l’anima di Abrahamo si era aggrappata, come ancorata con ganci d’acciaio. Di nuovo, trionfa la fede (Ebrei 11:17-19). In quest’occasione raggiungiamo il culmine della fede e dell’esperienza di Abrahamo.

Suo figlio viene salvato, perché Dio non richiedeva veramente il suo sacrificio. Il patriarca vive abbastanza a lungo per vedere suo figlio sposato, con i suoi figli che gli crescono intorno. Abrahamo seppellisce Sara nella caverna di Makpelah a Hebron,
l’unico possesso che ha mai avuto nella terra della promessa. E lì è sepolto anche lui da Isacco e Ismaele dopo un secolo di peregrinaggio in Canaan.

Il mondo ha avuto ben pochi uomini come Abrahamo, ma ne ha avuoti molti come Lot, persone che afferrano i vantaggi mondani e loro rischio eterno. Lot e la sua razza passano via come la bruma mattutina; Abrahamo e il suo seme hanno plasmato il destino del mondo per tutta l’eternità.

II. LA VITA E IL CARATTERE DI ISACCO.(Genesi 24:1—28:9.)

1. Le caratteristiche della vita di Isacco.
Ci vuole poco tempo per raccontare la storia della vita di Isacco. È intrecciata a quella di suo padre prima e a quella di suo figlio Giacobbe dopo. La vita di Isacco si sovrappone a quella di Abrahamo per settantacinque anni e a quella di Giacobbe per centoventi. Ogni evento importante della sua vita appartiene in modo più appropriato alla loro. Come personaggio storico, è messo nell’ombra da entrambi. Passivo e pacifico, si sottomette al padre per essere dato in sacrificio e apparentemente subisce l’influenza della madre finché ella vive, e poi quella della moglie, e cede ai filistei pozzo dopo pozzo anziché combattere per tenerli. La sua lunga vita di centottanta anni è vissuta a Hebron o lì vicino nel sud del paese. Non è di granito come Abrahamo né vive tumultuosamente come Giacobbe. Ciò nonostante, come figlio della promessa e erede delle promesse del patto, detiene il suo posto d’onore fra i quattro patriarchi del periodo. Cammina nella grande fede di Abrahamo, e Dio gli appare più di una volta per rinnovare il patto di Abrahamo.


2. Il suo matrimonio e la sua famiglia.
Il fratello di Abrahamo, Nahor, aveva seguito la migrazione familiare da Ur, su per l’Eufrate, fino a Haran e lì era rimasto. Temendo un’alleanza di famiglia con i cananei idolatri, Abrahamo manda il suo servo più fedele dalla famiglia di Nahor in Haran. Da lì, riporta Rebecca, la figlia di Bethuel, che diventa la moglie di Isacco e la madre dei gemelli, Esaù e Giacobbe.


III. LA STORIA DI GIACOBBE.(Genesi 27:1—49:33.)
Ci sono due capitoli nella storia di Giacobbe, corrispondenti ai suoi due nomi e alle due fasi distinte del suo carattere.

  1. Nel primo, egli è Giacobbe (Soppiantatore).
  2. Nel secondo, diventa Israele (Principe di Dio).

La linea divisoria è dove lotta con l’angelo e ne esce, sia sconfitto che vincitore. Nessun altro patriarca ha esibito nella vita qualcosa di così analogo alla conversione cristiana.Dal primo fino all’ultimo, tutti i patriarchi hanno vissuto una vita di fede.
Ma Israele, il principe, era un uomo radicalmente diverso da Giacobbe, il soppiantatore.


1. Giacobbe il soppiantatore(Genesi 27:1—32:32).

a. Il suo nome.
Per via di un evento alla sua nascita, gli viene dato il nome Giacobbe: Colui che prende per il tallone, uno che fa inciampare gli altri, il soppiantatore. Seppure il più piccolo, la linea scelta e il patto passano per Giacobbe; perciò, alla sua nascita gli viene predetto: “Il maggiore servirà il minore” (Genesi 25:23).


b. La primogenitura estorta.

  • Esaù era un cacciatore.
  • Giacobbe era un uomo “tranquillo” e un giardiniere.

Esaù ritorna esausto dalla caccia, pronto a contrattare la sua primogenitura per una scodella di zuppa rossa di Giacobbe, gettando via la benedizione del patto per una gratificazione momentanea. Una personalità così è poco adatta a fondare una nazione stabile o una grande religione spirituale. Il “tranquillo” Giacobbe stimava sia la primogenitura che la promessa del patto, ma le estorce al fratello affamato in un modo meschino.


c. La benedizione rubata.
Passano gli anni. Si avvicina per l’anziano Isacco il tempo di dare la sua benedizione patriarcale. Contrariamente al proposito divino, espresso alla nascita dei ragazzi, egli decide di darla a Esaù. Ma Rebecca non sta dormendo. Concepisce un imbroglio e Giacobbe, come dice il suo nome, si presta al gioco. L’inganno ha successo. Isacco, che è quasi cieco, ed Esaù, che è assente, vengono messi nel sacco e le mani del patriarca posano per la benedizione sulla testa di Giacobbe.


d. La fuga a Haran.
Il primo effetto del peccato di Giacobbe è di allontanarlo dal padre che aveva ingannato, dal fratello che aveva defraudato e da Rebecca, l’amata complice della sua colpevolezza. Esaù vuole ucciderlo. Seguendo il consiglio di Rebecca, Isacco manda Giacobbe a cercare una moglie fra la sua parentela a Haran. È una fuga dolorosa:

  • Alle spalle, le memorie dell’infanzia,
  • Le ombre della sua meschinità,
  • Lo spettro della vendetta di Esaù.

E davanti? Dio solo sa. Viene la notte. Si addormenta sotto le stelle. I sogni notturni si formano dai pensieri diurni. Non ha completamente abbandonato Dio, né Dio lo ha abbandonato. Nella visione della scala, Dio si rivela come il Dio di Abrahamo, il Dio di Isacco, il Dio del patto, e rinnova anche a quest’uomo povero, falso, che scappava, i suoi provvedimenti lungimiranti. Con stupore e umiltà Giacobbe si sveglia la mattina e erige la pietra, su cui aveva dormito, come stele e la chiama Beth-el, casa di Dio, e giura, seppure con un giuramento suo tipico, che Iddio sarà il suo Dio.


e. La vita a Haran.
A Haran Giacobbe incontra un degno avversario in suo zio Laban, che lo intrappola in un matrimonio con la figlia primogenita, Lea, sapendo che Giacobbe avrebbe anche preso Rachele, di cui si era innamorato al loro primo incontro al pozzo. Passa venti anni in esilio e finalmente, con un gran numero di beni e una famiglia numerosa, egli torna verso la sua vecchia casa. Avvicinandosi ai confini orientali di Canaan, viene a sapere che Esaù sta marciando, insieme a quattrocento uomini, per incontrarlo. Di nuovo gli si presenta lo spettro dei suoi peccati e della vendetta del fratello. La sua anima è schiacciata dal senso della sua spregevolezza e dalla sua debolezza. Manda un regalo dopo l’altro nel tentativo di placare Esaù. Poi la famiglia oltrepassa il torrente Jabbok e Giacobbe rimane solo a Peniel, lottando tutta la notte con un misterioso messaggero mandato da Dio. Passata la notte e spuntato un nuovo giorno, Giacobbe, uomo ostinato, si sottomette e, a quel punto, ottiene la benedizione tanto desiderata. Giacobbe, il soppiantatore, viene trasformato in Israele.


2. Israele, il principe.
Da questo momento in poi, Giacobbe è un uomo nuovo. I fratelli si incontrano e si riappacificano. Molto tempo dopo si incontrano di nuovo per seppellire il padre. Alla chiamata di Dio, Israele va in pellegrinaggio a Bethel. La sua amata Rachele muore alla nascita di Beniamino vicino a Betlemme. L’anima di Giacobbe è contrariata dalla violenza dei figli. Per venti anni perde Giuseppe, il figlio amato della sua amata Rachele. Il bizzarro governatore di Egitto pretende Beniamino da lui. Ma, in mezzo a tutti questi dolori, Israele non abbandona mai la mano di Dio. Dappertutto, durante questo periodo, costruisce il suo altare e chiama il Dio del patto di Abrahamo e di Isacco. L’esilio, le avversità e la speranza del patto fanno il loro lavoro sulla sua personalità. Giacobbe è diventato Israele e Israele matura un’età bellissima e amabile. Finalmente le nuvole si disperdono. Gli vengono ridonati Giuseppe e Beniamino. Il sole della sua vita tramonta in pace in Egitto e le sue ossa sono messe a riposo con quelle di suo padre nella tomba ancestrale di Hebron.


IV. LA STORIA DI GIUSEPPE.(Genesi 37:1—50:26.)

Introduzione.
La relazione di Giuseppe con il popolo ebreo è diversa da quella di Abrahamo, Isacco e Giacobbe. Essi sono gli antenati di tutto il popolo del patto; lui è soltanto uno dei dodici figli di Giacobbe attraverso i quali la nuova nazione si sta espandendo. La futura nazione si potrà chiamare Israele, ma non Giuseppe. Giuseppe non è il capo del popolo del patto e Dio non gli appare come apparso ai patriarchi per rinnovare il patto. Eppure lui e i suoi fratelli appartengono al periodo patriarcale e sono classificati insieme ai patriarchi (Atti 7:8, 9). La storia di Giuseppe è una delle più toccanti e il suo personaggio uno dei più ben sviluppati nella storia del Vecchio Testamento. Egli riunisce alcune delle migliori qualità dei vecchi patriarchi:

  • La forza e la decisione di Abrahamo.
  • La pazienza e la mitezza di Isacco.
  • L’amore tenero di Giacobbe.
  • E la fede di tutti loro.

La sua vita può essere divisa in due capitoli:

  1. La sua giovinezza in Canaan.
  2. La sua maturità in Egitto.

1. La sua giovinezza in Canaan.
Gli eventi di questo periodo vengono plasmati da due fatti, come segue:

a. Il favoritismo di suo padre.
Era il figlio della sua vecchiaia, il primogenito di Rachele, il suo primo amore, Colui che Giacobbe giudicava degno di ereditare. Un’altra causa era, senza dubbio, il carattere amabile di Giuseppe stesso. L’affettuosità di Giacobbe è dimostrata in vari modi;

  • Specialmente nel dono della veste lunga e colorata (o con lunghe maniche),
  • Come quella portata dai principi.

Segno, forse, che Giacobbe intendeva trasferire la primogenitura a lui. Questo comportamento di Giacobbe induce i fratelli maggiori alla gelosia. Che Giuseppe non sia viziato denota una peculiare forza di carattere da parte sua, perché la protezione paterna rovinava il carattere più delle privazioni. Chissà se Giuseppe avrebbe sviluppato la robusta maturità che dimostra più tardi, se fosse rimasto nell’atmosfera snervante della tenda del padre?


b. L’odio dei fratelli.
Questo era intensificato da due sogni di Giuseppe.

  • In uno dei sogni, i covoni si inchinano al suo.
  • Nel secondo il sole, la luna e le stelle luna ed undici stelle si inchinano a lui (nuove prove per loro che egli non vede l’ora di avere la primogenitura).

L’invidia provoca l’odio e l’odio è il seme dell’omicidio. Arriva la loro opportunità quando Giacobbe manda Giuseppe dalla casa tribale a Hebron in cerca dei fratelli pastori, che stanno insieme ai loro greggi vicino a Sichem.

“Ecco che arriva il sognatore! Ora dunque venite, uccidiamolo… così vedremo che ne sarà dei suoi sogni” (Genesi 37:19, 20).

Rubèn, per guadagnare tempo e riportarlo al padre, propone di calarlo in un pozzo. Mentre Rubèn è assente, e come suggerito da Giuda, Giuseppe viene venduto ad una carovana che si sta dirigendo in Egitto. L’odiata veste, imbrattata del sangue di una capra, induce Giacobbe a credere che Giuseppe è stato sbranato da una bestia feroce. Il sipario si cala su una scena di crimine e cordoglio familiare.


2. La sua maturità in Egitto.

a. La vita da schiavo.
Come schiavo di Potifar, capitano delle guardie del Faraone,

  • la sua abilità e
  • la sua fedeltà

lo portano ben presto a sovrintendere la casa del suo padrone. La sua stessa virtù porta alla sua rovina. Accusato falsamente dalla moglie di Potifar, viene gettato in prigione.


b. La vita in prigione.
Giuseppe non è tipo da abbandonarsi alla disperazione.

  • Coraggioso e pronto ad aiutare,
  • Anche dietro le sbarre, egli raggiunge di nuovo una posizione di fiducia.

Dall’interpretare i sogni di due altri prigionieri, egli viene chiamato ad interpretare i sogni del Faraone. Questo diventa il gradino per un potere quasi regale nel regno più splendido sulla terra.


c. La vita di uomo di corte.
Come viceré d’Egitto, per sette anni di abbondanza, Giuseppe raduna il grano in vista dei sette anni di carestia, predetti dai sogni del Faraone. Passano gli anni di abbondanza, arrivano gli anni di carestia e arrivano anche i fratelli di Giuseppe in cerca di grano. Ecco la sua opportunità. Li prende per spie. Tiene Simeone come ostaggio e rilascia gli altri, ma rifiuta di rivederli se non si portano dietro Beniamino. All’inizio, il vecchio patriarca rifiuta di separarsi da Beniamino, ma la fame è un padrone severo ed alla fine acconsente e Giuda si fa garante del ragazzo. Alla loro seconda visita,

  • Giuseppe mette una coppa nel sacco di Beniamino e
  • accusa loro di furto.

Poi, quando la loro coscienza viene svegliata, quando sono pronti a collegare le loro disgrazie al loro crimine, quando, infine, Giuda nobilmente si offre come schiavo al posto di Beniamino, Giuseppe si fa riconoscere e liberamente perdona il loro crimine.


Giacobbe è portato in Egitto, e il periodo si chiude con il popolo del patto in Egitto. Ma, anche se Giuseppe muore e viene seppellito in Egitto, dà comunque un incarico mentre muore (Genesi 50:24, 25), il che dimostra quanto ferma sia la sua fede nella promessa del patto e nel futuro del suo popolo.


Il carattere di Giuseppe è di integrità singolare. È messo più volte a prove inconcepibili:

  • Il favoritismo del padre,
  • L’invidia e l’ingiustizia enorme dei fratelli,
  • Le sollecitazioni di una donna immorale,
  • La virtù che deve sopportare la penalità del vizio,
  • L’improvvisa elevazione all’onore e al potere e l’opportunità di vendicare ogni ingiustizia.

Sono state queste le esperienze cruciali nella sua vita. Nessun uomo è stato provato così, nessuno ha trionfato così. È l’esempio più splendido della storia del perdono umano. Abrahamo stesso non era così uniformemente trionfante nella sua fede. Perché, allora, Abrahamo, invece di Giuseppe, viene onorato come “il padre dei fedeli”? Sicuramente perché egli era il “Cristoforo Colombo del viaggio di fede”. Abrahamo ha diretto il suo corso in mari sconosciuti verso una terra sconosciuta.
Giuseppe ha fatto il suo viaggio alla luce di tutto ciò che furono e fecero Abrahamo, Isacco e Giacobbe.


V. IL LIBRO DI GIOBBE.
In quest’epoca si colloca il libro di Giobbe. Non che sia stato scritto così avanti di molti secoli, ma gli eventi, le scene, i tempi, tutto il tono del libro sono patriarcali. Giobbe è un potente capo orientale, al quale Dio permette che Satana tolga tutti i possedimenti ed i figli e al quale viene inflitta una terribile malattia. Tre amici vengono per consolarlo. Il corpo del libro consiste in un grande dibattito poetico fra:

  • Giobbe,
  • I suoi tre amici Elifaz, Bildad e Tsofar,
  • Uno spettatore Elihu e Dio stesso.

Giobbe mantiene la sua integrità e gli viene restituito il doppio della sua prosperità precedente. Il libro è probabilmente un pezzo di storia patriarcale idealizzato. Ha una base storica insieme ad elaborazioni ed abbellimenti poetici. La successione drammatica e la relazione degli eventi, troppo elaborati e poetici per un discorso estemporaneo, rinforzano questo punto di vista.


Il soggetto del dibattito è:

  • Il problema del male
  • La relazione fra calamità e carattere;
  • Il suo scopo è portare gli uomini ad avere fiducia là dove non possono vedere.

NOTE.
ALCUNE CARATTERISTICHE DELL’ERA PATRIARCALE.

1. È un’epoca nomade.
Abrahamo, Isacco e Giacobbe non sono fondatori di città, come lo sono stati Menes, Nimrod e Assur, ma fondatori di un popolo e di una fede. Vivono in tende. Si spostano da un posto all’altro, ma non sono vagabondi senza méta e senza legge; sono dei pellegrini, migrano secondo la chiamata di Dio, ispirati da un proposito sublime e lungimirante.


2. È un’epoca patriarcale.
Il padre è:

  • (a) Il signore della famiglia. Ha il potere di vita e di morte. (Vedete Genesi 22:10; 28:24.)
  • (b) Il capitano militare. Abrahamo guida una spedizione contro i mesopotamici.
  • (c) Il sacerdote familiare. Costruisce gli altari e offre sacrifici per la famiglia.
  • (d) Il profeta della famiglia. A lui e attraverso di lui Dio fa conoscere la Sua volontà e i Suoi propositi.

3. I concetti riguardo Dio.
I patriarchi tengono saldo quanto segue:

  • (a) L’unità di Dio.
    • Non c’è traccia di politeismo.
  • (b) La personalità di Dio.
    • Non c’è traccia di panteismo, né di culto della natura come abbonda in Egitto.
  • (c) L’universalità di Dio.
    • Egli è l’Iddio del mondo intero (Genesi 18:25),
    • Il Dio del Faraone come di Abrahamo e d’Israele,
    • E regna sul Nilo e sull’Eufrate quanto sul Giordano.
  • (d) La santità di Dio.
    • Non viene mai sfigurato dai vizi degli dèi pagani.
    • Il giudice di tutta la terra è giusto (Genesi 18:25).

4. Le forme del culto.

  • Non ci sono templi né feste comandate.
  • Non c’è traccia sicura del sabato,
    • Seppure la legge successiva di Mosè si basa sul riposo di Dio dalla creazione al settimo giorno.
  • Non ci sono tracce di una divisione settimanale del tempo (Genesi 8:10-12).
  • Ci sono altari grezzi, sacrifici di animali, memoriali consacrati, giuramenti, pellegrinaggi, preghiere, decime e il rito della circoncisione.

5. Il grado di civiltà.
Anche se i patriarchi sono nomadi, non sono barbari. Hanno contatto con le civiltà più evolute del tempo, quelle di Caldea e d’Egitto.

  • Sono pastori ma praticano l’agricoltura.
  • Hanno soldi e gioielli:
    • Giuda ha un anello di sigillo
    • Giuseppe un indumento regale.

È anche possibile che conoscano l’arte della scrittura che fiorisce nelle valli del Nilo e dell’Eufrate.


6. Il significato del patto.
Il patto di Abrahamo è la chiave del periodo patriarcale e dell’intera storia degli ebrei. Non c’è dubbio che la storia sia intensamente umana. Cause naturali giocano un ruolo nelle migrazioni, nella famiglia e nella vita della nazione, ma l’evento creativo e la forza creativa stanno nel patto, che è ciò che distingue gli ebrei dal resto del mondo. Ciò li porta continuamente a guardare in avanti verso un paese, una nazione e un “seme” che deve benedire tutte le nazioni. Fatto inizialmente con Abrahamo in Caldea, il patto gli viene confermato in Canaan altre cinque o sei volte e rinnovato espressamente ad Isacco e ripetutamente a Giacobbe. L’incarico di Giuseppe, sul letto di morte, è basato su di esso. Secoli più tardi viene rinnovato con Mosè al roveto ardente ed esteso ad un patto con tutta la nazione sul Sinai. Non c’è modo di misurare la forza creativa di una simile fede e speranza sulla personalità di un uomo o di un popolo.


Il tabernacolo
Nel Santo dei Santi (4,5 m x 4,5 m) si trovavano l’arca del patto, che conteneva:

  • Due tavole di pietra con iscritti i dieci comandamenti.
  • Un vaso di manna.
  • La verga di Aaronne che era germogliata.

Il coperchio era il propiziatorio con due cherubini che l’ombreggiavano.

Nel Santo (9 m x 4,5 m) c’erano:

  1. Il candelabro d’oro.
  2. La tavola e i pani della presentazione.
  3. L’altare per offrire l’incenso.

Nel cortile esterno (50 m x 25 m) c’erano:

  1. L’altare per gli olocausti (o altare di bronzo).
  2. Il bacino di bronzo per lavarsi.
Share

Leave a comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *

go top