Schema

SCHEMA

Introduzione

       A. Scopo della Bibbia: glorificare Dio e salvare l’umanità
       B. Samuele rivela la nostra dipendenza da Dio e gli esempi di comportamento corretto nei confronti di Dio

    I. Passi che glorificano Dio
       A. Il valore della rivelazione (3:1 e 28:8-25)
       B. Il desiderio di Anna di avere un figlio (capitolo 1)
       C. L’aiuto di Dio necessario in battaglia
           1. Eben-Ezer di Samuele (capitolo 7)
           2. Gionata (capitolo 14)
           3. Davide e Golia (capitolo 17)

    II. Passaggi che illustrano il comportamento corretto
        A. Il fallimento di Eli come padre (capitoli 2 e 3)
        B. Il fallimento di Saul nell’obbedienza
            1. La gelosia di Davide (capitolo 18)
            2. Contrasto con Gionata e Davide (capitoli 23 e 24)
            3. La disobbedienza e l’arroganza di Saul (capitoli 13 e 15)

     III. Passi che prefigurano Cristo in Samuele
          A. Nascita, crescita e carattere
          B. Il lavoro

Introduzione

Il tema di questa conferenza è quello di sottolineare che il grande messaggio della Bibbia è quello di glorificare Dio e di rivelare la salvezza attraverso Gesù Cristo. Sebbene il libro di 1 Samuele sia un libro dell’Antico Testamento, classificato come libro storico, questo stesso messaggio può essere visto nelle sue pagine. Mentre racconta gli atti storici del popolo di Dio di 3.000 anni fa, sottolinea più e più volte il nostro bisogno e la nostra dipendenza da Dio nell’ubbedienza alla Sua volontà. E nella vita del grande uomo di Dio, di cui il libro porta il nome, vediamo immagini profetiche di colui che sarà conosciuto come il Cristo. Forse sono pochi i libri dell’Antico Testamento che contengono così tante storie, così familiari per tantissime persone, come in questo libro; e ogni storia illustra, in termini grafici, messaggi che per noi oggi sono freschi e vitali.

PARTE 1 – Passaggi che glorificano Dio

La chiamata di un giovane ragazzo di nome Samuele, di notte, nel tabernacolo è una storia che la maggior parte di noi conosce fin dall’infanzia. Lo storico ci dice che

la parola del Signore era preziosa (o rara) a quei tempi; e le visioni non erano frequenti” (1 Samuele 3:1).

Sia chiaro: la privazione della comunicazione con Dio (o comunque una frequenza molto più rara di comunicazione), non modifica l’importanza stessa della comunicazione o del messaggio. Alcuni di noi potrebbero pensare che un messaggio arrivato direttamente da Dio, in una visione, potrebbe essere per natura più elettrizzante o importante della parola scritta. Ebbene, lo scrittore di Ebrei, mette subito in chiaro questo passaggio, dicendo (e glorificando) che la nostra Rivelazione di oggi

che ci è stata annunciata nel Suo Figlio” sia molto più grande della Rivelazione dei tempi passati “molte volte e in molte maniere” (Ebrei 1:1-2; vedere anche 2:1 – 4).

 In ogni epoca, però, dovrebbe esserci lo stesso atteggiamento espresso dal giovane Samuele nel tabernacolo:

Parla, Signore, poiché il tuo servo ascolta” (1 Samuele 3:9).

Se oggi abbiamo una maggior luce da parte di Colui che ha detto: “Io sono la luce del mondo” (Giovanni 8:12), molta più di quanta ne abbia avuta Samuele dalla luce tremolante del candelabro (1 Samuele 3:3), allora abbiamo una responsabilità e un’opportunità molto maggiori di glorificare Dio. E non dobbiamo avere alcun timore nell’annunciare questa parola ai perduti, condannando il peccato dove lo troviamo. Le parole del vecchio Eli al giovane Samuele dovrebbero essere impresse nel cuore di ogni predicatore e maestro:

Qual è la parola che il Signore ti ha detto? Ti prego, non me la nascondere! Dio ti tratti con il massimo rigore, se mi nascondi qualcosa di tutto quello che egli ti ha detto” (1 Samuele 3:17).

Anche noi, come Samuele, dobbiamo parlare “di tutto” (versetto 18) e dobbiamo incoraggiare un maggior numero di persone ad accettarlo con la stessa benevolenza con cui lo accettò Eli, anche se la cosa deve averlo colpito profondamente.

Egli è il Signore, disse, faccia quello che gli parrà bene” (versetto 18).

 In netto contrasto con questa ricezione franca e aperta della parola di Dio, troviamo Saul, negli anni successivi, ricorrere ad uno spiritualista: una donna che evoca gli spiriti, nel tentativo di ricevere un messaggio da Dio (1 Samuele 28). L’atteggiamento di Saulo stesso, come sottolineeremo più avanti nel nostro studio, chiudeva la parola di Dio alla sua vita attraverso i normali mezzi di rivelazione (vedere il versetto 6; notare anche Isaia 59:1- 2). Oggi c’è chi disdegna il messaggio scritto di Dio, ma professa a gran voce di voler seguire qualche parola misteriosamente ricevuta da Dio.

Il fatto che Dio abbia permesso a Samuele di parlare direttamente con Saul in quest’occasione non giustifica oggi l’uso di medium per ricevere un messaggio dai morti. Il messaggio che Samuele porta a Saul non è una rivelazione nuova e diversa, ma è fondamentalmente lo stesso messaggio che Samuele aveva dato a Saul l’ultima volta che gli aveva parlato (confrontare 1 Samuele 28:16-19 con 15:19-28).

PARTE 2 – Il desiderio di Anna di vare un figlio

Il racconto di 1 Samuele si apre con una storia che ha a che fare con la debolezza umana e la potenza divina. Anna non aveva figli, il suo cuore era pesante per questo motivo e il suo appetito svanì (1 Samuele 1:1-8). Come l’esperienza umana ha poi abbondantemente dimostrato, questa condizione è spesso senza speranza dal punto di vista umano. Solo l’intervento divino potrebbe aiutare, e Anna si rivolge direttamente a Dio esponendo il suo problema. La sua preghiera per avere un figlio non è unica tra le donne che desiderano avere dei figli in ogni epoca, ma è certamente la più speciale per il suo altruismo. 

“O Signore degli eserciti, se hai riguardo all’afflizione della tua serva e ti ricordi di me, se non dimentichi la tua serva e dai alla tua serva un figlio maschio, io lo consacrerò al Signore per tutti i giorni della sua vita” (versetto 11).

Le circostanze della sua preghiera furono notate da Eli e, mentre lei spiegava la sua richiesta, il sacerdote le estese la sua benedizione affinché la sua preghiera fosse esaudita. La donna si allontanò dal tabernacolo con la certezza assoluta che Dio avesse ascoltato la sua preghiera, e la sua fede fu ben riposta. Nacque un bambino, e la donna credette così pienamente che fosse la risposta alle sue preghiere, che lo chiamò “Samuele, perché l’ho chiesto al Signore” (versetto 20). A suo eterno merito, si può dire che Anna non ha vacillato sulla sua promessa. In perfetta sottomissione dichiarò:

Pregai per avere questo bambino; il Signore mi ha concesso quel che io gli avevo domandato. Perciò anch’io lo dono al Signore; finché vivrà, egli sarà donato al Signore” (versetti 27-28).

PARTE 3 – L’aiuto di Dio in battaglia

Almeno tre storie tratte dalle pagine di 1 Samuele ci suggeriscono la dipendenza del popolo di Dio dal Suo aiuto, nei momenti di crisi. Dal punto di vista storico, passano rapidamente gli anni che vanno dalla nascita di Samuele al momento della sua crescita. La condizione degli Israeliti era penosa. Eli, il precedente giudice, era morto; non c’era un capo militare; il popolo non era addestrato alla guerra e l’ultima battaglia si era conclusa con una sconfitta ignominiosa, con 30.000 morti, e l’Arca dell’Alleanza era stata catturata (4:10-11). Ma Samuele dice al popolo:

Allora il Signore vi libererà dalle mani dei Filistei” (1 Samuele 7:3).

Come può Samuele liberare il popolo da una simile condizione? Il programma di addestramento al servizio militare di Samuele consiste in un risveglio all’antica.

Se davvero tornate al Signore con tutto il vostro cuore, grida Samuele a tutto il popolo di Mispa, togliete di mezzo a voi gli dèi stranieri e gli idoli di Astarte, volgete risolutamente il vostro cuore verso il Signore e servite lui, lui solo” (1 Samuele 7:3).

Samuele esorta il popolo a una “religione del cuore”, ma si trattava del tipo di espressioni del cuore che avrebbero portato dall’idolatria all’adorazione di Dio. Egli esortava al pentimento, compresa una riforma dall’idolatria e un ritorno a Dio.

Dopo la condanna del peccato (versetto 6), il popolo gridò a Samuele e a Dio di salvarlo dai Filistei, che allora marciavano in schieramento di battaglia contro gli Israeliti indifesi. Mentre Samuele si dà da fare – non con la spada, ma con il coltello sacrificale – “il Signore in quel giorno fece rimbombare dei tuoni con gran fragore contro i Filistei e li mise in rotta, tanto che essi furono sconfitti davanti a Israele” (versetto 10). Questa vittoria di Dio fu così significativa che Samuele innalzò un monumento di pietra sul campo di battaglia e lo chiamò “Eben-Ezer, dicendo: “Fin qui il Signore ci ha soccorsi” (versetto 12), pensiero che è incorporato nel nostro inno a Dio, “O Tu, Fonte Di Ogni Benedizione” (A. Nettleton).

Da un’altra storia di battaglia vediamo un’ulteriore illustrazione di questo potere di Dio di aiutare l’uomo quando egli è debole. Saul è re d’Israele in questo periodo e Gionata, suo figlio, accompagnato dal suo corazziere, fa cadere venti uomini di un corpo di guardia ben fortificato (1 Samuele 14:6-15). Il commento di Gionata è un’impressionante dimostrazione di fede in Dio: “Vieni, andiamo verso la guarnigione di questi incirconcisi; forse il Signore agirà in nostro favore, poiché nulla può impedire al Signore di salvare con molta o con poca gente” (versetto 6). Non si tratta di denigrare il numero, ma di dire che Dio non dipende dal numero per compiere la Sua volontà. Come ha scoperto Gionata, Dio può accogliere una vita zelante e realizzare molto per la Sua causa.

Più tardi, nella stessa battaglia, vediamo un’altra lezione. Gionata mangiò del miele selvatico trovato lungo la strada, che lo rafforzò e gli permise di combattere meglio (1 Samuele 14:29-30). Saul lo aveva proibito, pensando che avrebbe ostacolato l’andamento della battaglia. Gionata rispose: “Ah, se oggi il popolo avesse mangiato a volontà del bottino che ha trovato presso i nemici! Non si sarebbe forse fatto una più grande strage di Filistei?” (versetto 30). Dio ha concesso a Gionata una vittoria con un rapporto di almeno dieci a uno, ma Saul e il popolo non hanno saputo approfittare della vittoria iniziale perché indeboliti dalla mancanza di cibo. Quando gli uomini dedicavano le loro energie a Dio, Egli li benediceva abbondantemente; quando scioccamente trattenevano le loro energie, Dio non interveniva e i risultati iniziali andavano perduti.

La terza storia che illustra la potenza di Dio nella debolezza dell’uomo è la più familiare di tutto il libro: l’uccisione del gigante Golia da parte di Davide con la sua fionda (capitolo 17). La storia in sé è così familiare che forse ci è sfuggita la lezione. Ogni bambino sa che Davide non dipendeva dalla sua fionda, ma da Dio. Di fronte a Saul e a Golia, Davide affermò con sicurezza: “Il Signore, che mi liberò dalla zampa del leone e dalla zampa dell’orso, mi libererà anche dalla mano di questo Filisteo. . . Oggi il Signore ti darà nelle mie mani” (1 Samuele 17:37, 45-46).

Davide non usò la spada perché sapeva “che il Signore non ha bisogno di spada né di lancia per salvare; poiché l’esito della battaglia dipende dal Signore” (versetto 47). Tuttavia, quando giunse il momento di uccidere il gigante, dopo che era stato stordito dalla pietra della fionda, Davide non rimase impotente e disse: “Ora non so cosa fare”. Egli “corse, si avvicinò al Filisteo, prese la sua spada (quella che apparteneva a Golia) e.… gli tagliò la testa”. Se è vero che Davide usò ciò che aveva, ciò che conosceva bene (versetto 40), tuttavia non esitò a prendere da qualsiasi fonte le risorse necessarie e a usarle quando era opportuno per portare a termine la vittoria che Dio gli aveva dato. E non vorremmo lasciare questa storia senza osservare che, mentre Davide invocava Dio di consegnare il gigante nelle sue mani, “Davide si affrettò e corse verso l’esercito per incontrare il Filisteo” (versetto 48). Non smettiamo mai di invocare l’aiuto di Dio, ma seguiamo Davide abbastanza da vicino da poterlo vedere correre per occuparsi della sua parte di battaglia.

PARTE 4 – Passaggi che illustrano il comportamento corretto nei confronti di Dio

Se molti principi illustrativi sono stati esposti nei passi precedenti, ve ne sono altri che sono carichi di significato per noi, oggi.  Notiamo specificamente il fallimento di Eli e il fallimento di Saul.

PARTE 5: Il fallimento di Eli come padre

Non si conosce molto del carattere di Eli, il sacerdote e giudice immediatamente precedente a Samuele, ma l’elemento che spicca come un macabro avvertimento per noi è che, pur avendo adempiuto fedelmente ai suoi doveri religiosi, egli fallì miseramente come padre. Lo storico racconta diversi episodi di peccato nella vita dei suoi due ragazzi e conclude dicendo:

Il peccato di quei giovani era dunque grandissimo agli occhi del Signore” (1 Samuele 2:17).

Le ragioni di tale comportamento sembrano essere diverse. In primo luogo, sembra che li abbia ampiamente ignorati mentre si occupava di altri compiti. C’è l’affermazione che Eli “udì tutto quello che i suoi figli facevano a tutto Israele” (versetto 22). Quando un padre deve “ascoltare” le azioni malvagie dei suoi figli, non sta vegliando su di loro in modo molto efficace. Lo stesso versetto afferma anche che “Eli era molto vecchio“. Questo indica che ha perso gli anni migliori per addestrarli. Ha trascorso il suo tempo facendo molte cose buone, ma tutto d’un tratto si è trovato faccia a faccia con il loro peccato. Quando erano giovani e lui era più giovane, avrebbe potuto correggerli, ma ora è troppo tardi.

È vero che li rimprovera, ma solo per chiedere: “Perché fate queste cose?” (1 Samuele 2:23). È vero che indica che stanno sbagliando o, per meglio dire, suggerisce in modo blando: “Non fate così, figli miei, poiché quel che odo di voi non è buono” (versetto 24). Ci sono indubbiamente momenti in cui si dovrebbe assumere un atteggiamento indulgente nei confronti dei peccati, ma questo tempo era passato da tempo per i figli di Eli. Sebbene egli sostenesse logicamente che non avrebbero dovuto agire così, “Quelli però non diedero ascolto alla voce del loro padre” (versetto 25). E come molti genitori moderni, Eli sembra semplicemente alzare le mani e dire: “Non posso fare nulla con questi ragazzi; non riesco a farli agire bene“.

Un altro passaggio getta luce sul suo fallimento come padre. Dio disse:

Gli ho predetto che avrei esercitato i miei giudizi sulla sua casa per sempre, a causa dell’iniquità che egli ben conosce, poiché i suoi figli hanno attirato su di sé la maledizione ed egli non li ha sgridati” (1 Samuele 3:13).

Ecco l’accusa divina contro Eli: “lui non li ha trattenuti“, letteralmente (indebolire, umiliare, ridurre all’impotenza). Può darsi che sia stato negligente nella loro formazione negli anni della giovinezza; può darsi che non abbia conosciuto tutti i loro peccati finché non sono diventati grandi peccati; ma quando ne è venuto a conoscenza, non li ha frenati. Li rimproverava, discuteva con loro, ma “non li tratteneva”.

Una de)lle conseguenze più tragiche di questa storia è che Samuele non ha imparato la lezione da Eli. Pur essendo cresciuto nella stessa casa dei ragazzi, pur avendo ricevuto personalmente il messaggio di Dio contro i ragazzi e pur avendo visto o saputo personalmente della loro punizione divina, ha seguito da vicino i passi di Eli nelle sue responsabilità di padre. L’unica macchia registrata contro l’invidiabile curriculum di Samuele è che

I suoi figli però non seguivano le sue orme, ma si lasciavano sviare dall’avidità, accettavano regali …“. (1 Samuele 8:3; si veda anche 12:5 per l’opinione che il popolo aveva di Samuele).

I figli di Samuele non saranno stati così malvagi, dal punto di vista religioso e morale, come i figli di Eli, ma i loro peccati hanno fornito le circostanze che hanno spinto gli Israeliti a chiedere un re (1 Samuele 8:5). Sebbene Dio abbia detto a Samuele:

Dà ascolto alla voce del popolo in tutto quello che ti dirà, poiché essi non hanno respinto te, ma me, affinché io non regni su di loro” (1 Samuele 8:7),

tuttavia la loro richiesta di un re era un’accusa contro Samuele come padre. Che i genitori possano imparare una lezione da questi leader religiosi e rendersi conto che possiamo servire tutti tranne la nostra famiglia. I predicatori, in particolare, devono sentire un senso di responsabilità nei confronti dei loro figli. E tutti i genitori devono capire che spesso nell’educazione dei figli c’è di più che chiedere: “Perché l’hai fatto?”. Se c’è bisogno di moderazione, bisogna darla, altrimenti saremo ritenuti responsabili del nostro fallimento.

PARTE 6 – Il fallimento di Saul dopo un inizio brillante

La disubbedienza di Saul nei confronti degli Amalekiti è stata spesso predicata nei sermoni, ma alcune considerazioni preliminari serviranno a sottolineare la tragedia di questo peccato. Saul iniziò con ogni promessa di successo, compreso “un altro cuore” di Dio (1 Samuele 10:9). Era umile, come indica il suo nascondersi tra i bagagli quando venne il momento di sceglierlo come re (1 Samuele 10:20-23). All’inizio del suo regno dimostra un meraviglioso spirito di perdono, rifiutandosi per due volte di punire coloro che si opponevano a lui come re (1 Samuele 10:27; 11:12-13); ma la mancanza di questo spirito si fa sentire soprattutto negli ultimi anni, quando cerca di uccidere Davide.

Il suo atteggiamento nei confronti di Davide evidenzia la maggior parte dei suoi principali peccati nella sua vita successiva. Era follemente geloso di lui dal momento in cui il popolo disse: “Saul ha ucciso i suoi mille, e Davide i suoi diecimila” (1 Samuele 18:7-9). Da allora adotta lo spirito di Caino nel tentativo di eliminare il suo concorrente, uccidendolo (1 Samuele 18:11; 19:10 e altri versetti). Questo spirito è in forte contrasto con quello del proprio figlio, Gionata, e con il modo gentile con cui Davide ha risposto ai tentativi di Saul di ucciderlo.

Gionata strinse un’amicizia profonda e duratura con Davide, difendendolo apertamente davanti al padre (1 Samuele 20:32), con grande pericolo per la sua stessa vita (versetto 33). La bella amicizia di questi due ragazzi è stata spesso notata ed è culminata dalla dichiarazione di Gionata:

Tu regnerai sopra Israele, io sarò il secondo dopo di te” (1 Samuele 23:17).

Non sono molti gli eredi al trono che si rivolgono con altrettanta gentilezza al loro rivale.

L’atteggiamento di Davide di non vendicarsi di Saul, quando in almeno due occasioni ebbe l’opportunità diretta di ucciderlo (1 Samuele 24:4; 26:10-11), è uno dei migliori esempi veterotestamentari del principio cristiano di vincere il male con il bene (Romani 12:19-21). In effetti, l’elogio di Saul all’azione di Davide esprime lo spirito di Cristo con la stessa chiarezza di qualsiasi altro passo del Nuovo Testamento:

E disse a Davide: “Tu sei più giusto di me, poiché tu mi hai reso bene per male, mentre io ti ho reso male per bene” (1 Samuele 24:18).

Oggi ci lamentiamo spesso di non essere all’altezza dell’esempio di Gesù e dell’ammonimento di Paolo sulla non ritorsione, ma Davide lo fece nelle circostanze più difficili che si possano immaginare.

Tornando a considerare Saul, sappiamo che, se Saul iniziò il suo regno come re, dimostrando i tratti personali più promettenti, non passò molto tempo prima che chiedesse la cosa più “sciocca”, usando proprio le parole di Samuele (1 Samuele 13:13). Saul aveva ricevuto l’ordine di attendere l’arrivo di Samuele per offrire un sacrificio a Dio, ma Saul, spazientito dal ritardo di Samuele, offrì lui stesso il sacrificio (versetto 9). Questa presunzione da parte sua era già un peccato, ma il suo atteggiamento nei confronti del rimprovero di Samuele indica ancora di più il suo peccato. Si scusa per quello che facevano gli altri (versetto 11) e poi cerca di difendersi dicendo: “Così mi sono fatto forza” (versetto 12). Ma Samuele risponde: “Tu hai agito stoltamente; non hai osservato il comandamento che il Signore, il tuo Dio, ti aveva dato“. Saul aveva peccato e a causa di ciò avrebbe perso il suo regno.

La storia più nota della successiva disubbedienza di Saul in relazione agli Amalekiti non fa che sottolineare il suo spirito di ribellione manifestato in precedenza. Dio diede a Saul istruzioni specifiche per distruggere completamente tutti gli Amalekiti (1 Samuele 15:3). Ma Saul “risparmiò Agag e il meglio delle pecore e dei buoi… che non volle distruggere del tutto, ma distrussero completamente tutto ciò che era ignobile e di scarto (versetto 9). Si legge come se avessero distrutto ciò che non volevano comunque, ma avessero tenuto tutto ciò che volevano.

Così non ubbedivano affatto; facevano quello che volevano, anche se è vero che facevano la maggior parte delle cose comandate da Dio. Dio non accettava un’ubbedienza così parziale, ma considerava tutto come disubbedienza, perché non c’era sottomissione della volontà. Dio disse di Saul: “Si è allontanato da me e non ha eseguito i miei ordini” (versetto 11), e Samuele lo disse chiaramente: “Perché dunque non hai ubbidito alla voce del Signore?” (versetto 19). Due volte Saul rivendica l’ubbedienza (versetti 13 e 20); una volta mentendo sfacciatamente e poi incolpando il popolo per la discrepanza nell’obbedienza, proponendo un sostituto al comando di Dio in quanto volevano offrire un grande sacrificio (versetto 21).

La risposta di Samuele è diventata un classico: “Ecco, l’ubbidire è meglio del sacrificio, dare ascolto vale più che il grasso dei montoni” (versetto 22). Una sola buona azione non può espiare una flagrante ribellione.

Saul non solo è stato disobbediente, ma è stato anche arrogante e ha cercato di costringere Samuele a rimanere con lui, strappando persino la veste quando il profeta se ne va (1 Samuele 15:7). Pur ammettendo di aver peccato (versetto 29), non mostra alcuna penitenza, ma anzi vuole essere onorato davanti al popolo (versetto 30). Il resto della sua vita viene trascorsa in gran parte in una vendicativa e indegna caccia a Davide, che culmina con la sua morte per suicidio sul campo di battaglia contro i Filistei (1 Samuele 31:4).

PARTE 7 – Passaggi che prefigurano Cristo in Samuele

Per non lasciare questo argomento con un quadro così desolante, torniamo all’immagine di Samuele e notiamo nella sua vita alcuni parallelismi con quella di Cristo. Anche se dalla vita di Samuele non si traggono applicazioni al Nuovo Testamento, alcuni punti sono evidenti e servono a rafforzare la nostra impressione su Samuele. Li abbiamo solo accennati senza approfondirli.

  • – La nascita di Samuele e di Gesù fu preannunciata alle loro madri (1 Samuele 1:17, Luca 1:31).
  • – Entrambi si trovarono presto nella Casa del Signore (1 Samuele 1:24, Luca 1:31).
  • – Espressioni quasi identiche descrivono la loro crescita da ragazzi (1 Samuele 2:26; Luca 2:52).
  • – Entrambi erano irreprensibili agli occhi dei loro simili (1 Samuele 12:5; Luca 23:42, 1 Pietro 2:22).
  • – Entrambi annunciavano la Parola di Dio (1 Samuele 3:10; Giovanni 12:49) ed erano grandi uomini di preghiera (1 Samuele 7:5, 12:23; Luca 6:12).
  • – Addestrarono altri a seguire i loro passi (1 Samuele 19:20; Marco 3:14), Samuele nella scuola dei profeti e Gesù con i suoi apostoli.  
  • – Come pochi altri uomini, in entrambi i Testamenti Samuele ha caratterizzato l’opera di Cristo come profeta (1 Samuele 9:19; Atti  3:22-24), sacerdote (1 Samuele 10:8; Ebrei 8:1) e giudice (1 Samuele 7:15; Atti 17:31).

Che possiamo imparare a dipendere di più da Dio, che possiamo decidere di permettere a Dio di usare le nostre capacità, per quanto scarse possano essere, per la Sua gloria, e che possiamo trarre profitto dagli errori degli altri, in modo da vivere più vicini a Colui che è stato prefigurato da Samuele.

Domande per la discussione in classe

  1. Qual è stato l’atteggiamento di Samuele ed Eli di fronte alla rivelazione di Dio?
  2. In che modo il nome di Samuele mostra la fede di sua madre?
  3. Discutete il significato di “Eben-Ezer”.
  4. In che modo Gionata riconosce la necessità del potere divino oltre all’uso dell’energia umana?
  5. In che modo la vittoria di Davide su Golia combina il divino e l’umano?
  6. Quale avvertimento danno Eli e Samuele ai leader della Chiesa di oggi?
  7. Confrontate l’atteggiamento di Saul e di Gionata nei confronti di Davide.
  8. Saul ubbedì, in parte, in parte, a tutti i comandi di Dio di distruggere gli Amalekiti? Difendi la tua risposta.
  9. In che modo Samuele prefigura Cristo?
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